La storia di San Giovanni Rotondo

UNA STORIA MILLENARIA

San Giovanni Rotondo, fin dalla prima apparizione di San Michele Arcangelo, avvenuta l’8 maggio 490, evento che ha attirato sul Gargano migliaia di devoti, ha rappresentato l’ultima tappa della Via sacra langobardorum, strada abituale percorsa dai pellegrini diretti alla grotta di San Michele.

Secondo la tradizione, nella parte est di San Giovanni Rotondo esisteva un tempio pagano dedicato al dio Giano sulle cui fondamenta fu eretto un battistero che poi diventò parte integrante di una chiesetta dedicata a San Giovanni Battista. Dal nome della chiesetta e dalla forma circolare dell’ex battistero deriva l’attuale denominazione della città di San Giovanni Rotondo.

Nel mese di novembre 1095 il Conte normanno Enrico di Monte Sant’Angelo emise un decreto in cui per la prima volta si parla del “casale S. Johannis Rotundi”, posto ai piedi della vetta di “Castel Buzzano, ubi est terra antiqua inhabitata“. Si suppone quindi che Castel Buzzano, posto in cima alla montagna, venne abbandanata una prima volta dai suoi abitanti tra il 1008 e il 1095 per confluire nel casale di Bizzano, allo stresso sottoposto, prima che assumesse la denominazione di Sancti Johannis Rotundi.

Con decreto dell’anno 1134 il re di Sicilia e d’Italia Ruggero, su istanza dell’abate del Monastero di S. Giovanni de Lama, prese sotto la sua protezione detto Monastero e citò tra i suoi casali e pertinenze anche il “Casale Sancti Johannis Rotundi”.

Durante il Basso Medioevo ha sempre avuto un ruolo importante nell’organizzazione economica del Meridione; sotto il Regno delle Due Sicilie ad esempio, era sede in cui venivani stabiliti i prezzi della mercanzia commercializzata nel regno. Nel 1466 il feudo di San Giovanni Rotondo, insieme a quelli di Monte Sant’Angelo e Trani, fu donato da Ferdinando I di Napoli a Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, eroe della resistenza albanese contro gli Ottomani e suo vassallo.

Il 14 ottobre 1920 San Giovanni Rotondo fu teatro di un grave fatto di sangue. Era il giorno dell’insediamento in municipio dei socialisti che avevano vinto (1069 voti contro 850) contro una coalizione popolare clerico-fascista, denominata Arditi di Cristo , per paura di sommosse confluirono in paese 40 carabinieri e 82 soldati. La forte tensione nacque a causa della volontà di esporre la bandiera rossa dal balcone del municipio cui si contrapposero fascisti e popolari. Un corteo popolare percorse le vie di San Giovanni Rotondo per accompagnare gli amministratori socialisti che si insediavano nel comune. Ma davanti alle porte del municipio il corteo fu fermato dai carabinieri.

Il commissario Pevere che dirigeva il servizio d’ordine si opponeva che i socialisti, nel prendere possesso del municipio, esponessero la bandiera rossa dal balcone dell’edificio, perché diceva, sarebbe stata un’offesa alla patria e alla bandiera nazionale. Gli “arditi” erano decisi anch’essi a impedire l’esposizione della bandiera rossa. Da essi partirono oltraggi e insulti ai dimostranti. Cominciarono così i tafferugli: simultaneamente dal balcone del municipio, dopo l’uccisione del carabiniere Vito Imbriani i carabinieri aprirono il fuoco sulla folla. Si parlò anche del lancio di una bomba che però venne attribuito non alla forza pubblica ma agli “arditi”.Il bilancio finale fu di 14 morti e 85 feriti.

Qui dal 4 settembre 1916 al 23 settembre 1968 visse quasi ininterrottamente e morì san Pio da Pietrelcina.