Il monumento ai Caduti

L’idea di erigere un Monumento per non dimenticare e per onorare solennemente i figli di San Giovanni Rotondo cadutiella prima guerra mondiale è datata 1922 quando veniva costituito un Comitato presieduto dal dott. Antonio Lauricelli.

La realizzazione dell’opera veniva affidata allo scultore Luigi De Luca, docente presso l’Accademia delle belle Arti di Napoli, artista di grande notorietà e valore, autore del progetto che raffigurava la dea alata Vittoria

Lo scultore De Luca consegnò l’opera nel 1924, data riportata in epigrafe (la statua, i fregi bronzei, i marmi del piedistallo ed il basamento), ma il Comitato non aveva ancora completato i pagamenti, che ammontavano a ventiseimila lire. In seguito, grazie a un lodevole e sostanzioso contributo da parte delle casse comunali (seimila lire), veniva disposto il saldo dell’opera all’artista napoletano e solamente nel 1929 il Monumento veniva ufficialmente inaugurato (27 ottobre).

Sul lato est del Monumento veniva riportato il Bollettino di guerra n. 1268 (Regio Esercito Italiano, Comando Supremo) del 4 Novembre 1918 – ore 12, firmato dal Generale Armando Diaz(nominato in seguito con il titolo di Duca della Vittoria,anno 1921).

Imperative, solenni ed emozionanti le parole del Generale che esprimeva tutto l’orgoglio per la Vittoria conseguita :” La guerra contro l’Austria Ungheria che sotto l’alta guida di S.M. il Re duce supremo l’esercito italiano inferiore per numero e per mezzi iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta……..

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa baldanza.”.

Sul testo, impresso nella pietra, veniva collocato lo stemma bronzeo del Regno d’Italia.

La dea Vittoria, nel sacrificio e nell’eroismo dei soldati italiani caduti nella guerra di liberazione in difesa della Patria, celebrava il suo trionfo.
Fregi bronzei (eseguiti dallo stesso scultore De Luca), riproducenti corone di alloro, stelle a cinque punte, gladi con elmo, venivano apposti sui quattro lati marmorei del Monumento, parte centrale.

Il basamento in pietra, inoltre, veniva arricchito con coppe di bronzo in cui  la sacra fiamma della Vittoria e della gloria simbolicamente doveva ardere e mai spegnersi.

Subito dopo, tutta l’area circostante veniva riservata alla “Memoria dei Caduti in guerra “, con la creazione di un Parco della Rimembranza.

Venivano successivamente piantati dei pini su cui era apposto il nome del Caduto in guerra. Ai lati del grande basamento in pietra del Monumento anche dei piccoli cipressi.

Tutta l’area veniva racchiusa da un’artistica recinzione in ferro, asportata nell’anno 1944, allorquando oro, ferro e rame dovevano servire alla Patria, per comprare e costruire armi e cannoni.

Le spose donarono le loro collane e fedi nuziali e le case dei Sangiovannesi si svuotarono di conche-callare(in rame), piatti e vasellame vario.

Con lo scorrere del tempo i pini scomparvero e con essi le metalliche fascette con i nomi dei Caduti ed il Parco della Rimembranza fu cancellato per sempre.

In seguito tutta l’area ove sorgeva il Monumento (l’antica Piazza del lago) veniva ridisegnata e veniva creata una zona verde a mò di villetta comunale, con alberi e aiuole varie.

Nasceva Piazza Europa, che nel toponimo recava anch’essa la traccia della mitica dea Europa, rapita da Zeus e trasportata verso terre lontane (Anassimandro, Apuleio, Eratostene, Esiodo, Orazio, Ovidio, Platone, Plinio). Quelle terre che in seguito avrebbero mappato tutto un Continente: Europa, per l’appunto.

Con una iniziativa, lodevole e meritoria, anche i Caduti di tutte le guerre venivano strappati all’oblio e richiamati alla memoria collettiva dei Sangiovannesi (Comitato cittadino-1981, riportato in epigrafe sul lato sud del Monumento).

Sui quattro lati del corpo centrale del Monumento della Vittoria alata, venivano scolpiti, su lastre marmoree, i nomi dei Caduti.

Alla base del monumento veniva collocato un cippo in pietra recante una bronzea lampada che illuminava, nella indefettibile luce dell’eternità, la Memoria dei Caduti

Fonte: “La dea Vittoria nel Cielo di San Giovanni Rotondo” di Salvatore Antonio Grifa (Ed. Gargaros – Artestampa, ottobre 2005).